Nightguide intervista Frigo

Nightguide intervista Frigo

Esce oggi “Non Importa”, il nuovo lavoro dei Frigo (in realtà rappresenta il primo di un nuovo inizio), band fiorentina che con questo ultimo lavoro, come già in passato, si contraddistingue per il grande e ricercato valore artistico della sua produzione, spesso riconosciuto da un gran numero di premi.
La felicità improvvisa un martedì pomeriggio e la malinconia improvvisa un mercoledì sera, l'ansia del lunedì mattina, la nostalgia dell'estate, del primo amore, delle lasagne della nonna. Tutte cose che non importano, eppure contano. Tutte le emozioni che entrano ed escono nelle nostre giornate forse non cambiano quello che facciamo ma, spesso, ne cambiano il senso. E quando a fine giornata ti trovi a raccontare cosa hai fatto, ecco che senza quelle emozioni ti sembra di non aver vissuto. Allora prima che scappino via, è bene fissarle da qualche parte. Nelle canzoni di “Non Importa” ci sono momenti di vita quotidiana che non importano, eppure, a quelle giornate, hanno dato un senso che ancora ci portiamo dietro. Le nove tracce che compongono il disco sono state prodotte da Pietro Paletti (Sugar, Woodworm) e da Francesco Felcini (Motta, Le Luci della Centrale elettrica, Giorgio Canali) tra Firenze, Sarzana e Brescia. Durante la produzione molti giri armonici sono stati maltrattati, ma del resto è il pop, baby!
Abbiamo voluto incontrarli e scambiarci due chiacchiere per scoprire qualcosa di più su di loro e sulla loro visione della vita.

Nightguide. Salve ragazzi. Innanzitutto cerchiamo di far conoscere meglio ai nostri lettori chi sono i Frigo e da dove nasce questo progetto. Ho visto dai vostri alias su Facebook che Frigo è il cognome della vostra “famiglia” artistica. 
Frigo. Il progetto-famiglia FRIGO nasce a Firenze intorno al 2016, come evoluzione di un'altra famiglia che erano i Fabrizio Frigo and the Freezers. Siamo una famiglia come tante. Viviamo in un condominio con le pareti sottilissime e si sente veramente tutto. Si sente quando amiamo, quando siamo malinconici o quando siamo felici. Ma anche noi sentiamo tutto dei nostri vicini. Quindi abbiamo deciso di mettere questo spaccato di vita condominiale in un disco che si chiama “Non importa”.

NG. Il 12 aprile uscirà “Non Importa”, il vostro nuovo album e il primo con il nuovo nome. La gestazione di questo nuovo lavoro è durata quasi 3 anni, un tempo per alcuni versi lungo. Cosa è successo in questi anni?
FF. Quando qualcuno ti chiede “cosa è successo negli ultimi anni?”, vivi sempre quella sensazione a metà tra “beh come faccio a riassumerlo?! E' successo di tutto!” e “beh alla fine non è successo nulla di sconvolgente, siam qua!”. Comunque, una verità, è che siam lenti.

NG. Il sound elettro pop rende automaticamente il primo ascolto molto leggero, ma poi riascoltandolo bene ci si accorge che le tematiche e i testi sono decisamente più profondi.
FF. In questo disco c'è l'amore ma non solo. C'è la felicità improvvisa un martedì pomeriggio e la malinconia improvvisa un mercoledì sera, l'ansia del lunedì mattina, la nostalgia dell'estate, del primo amore, delle lasagne della nonna. Tutte cose che non importano, eppure contano. Tutte le emozioni che entrano ed escono nelle nostre giornate forse non cambiano quello che facciamo, ma spesso ne cambiano il senso. E quando a fine giornata ti trovi a raccontare cosa hai fatto, ecco che senza quelle emozioni ti sembra di non aver vissuto. Allora prima che scappino via, è bene fissarle da qualche parte. Noi le abbiamo fissate in un disco. Sarà servito? Non importa.

NG. A vedere la quantità di premi e riconoscimenti che avete già preso ancora prima dell'uscita ufficiale, sembra che la critica abbia apprezzato il vostro lavoro. Come pensate lo prenderanno i vostri fan? Rispetto al vostro precedente album cosa avete mantenuto uguale e cosa avete cambiato?
FF. Il fatto di aver vinto dei premi ci ha riempito di orgoglio e dato fiducia. Però quello che conta è arrivare al pubblico. Facciamo pop, vorremmo essere pop.
Rispetto al disco precedente potremmo dire che è cambiato moltissimo, dal sound alla scrittura. Ma comunque, alla fine, si canta sempre la stessa canzone.

NG. Queste nove tracce sono tutte incentrate sulle emozioni, su come ci cambiano la vita e su come agiscono sulla percezione che noi abbiamo della realtà. Se doveste fare una classifica (non so se risponderà uno o tutta la band), quali sono le 3 emozioni che al momento pervadono la vostra vita e in generale ve la stanno semplificando o rendendo più difficile?
FF. Le nostre compagne di viaggio sono le stesse da una vita: la gioia e l'ansia. Amiche inseparabili. Gli abbiamo anche dedicato un brano nel disco.

NG. Un tema dell'album che mi ha particolarmente toccato è quello che affrontate nel secondo brano, “Via dei Bardi”, ovvero il ricordo di quella sensazione fortissima che si prova quando si fa qualcosa per la prima volta. Qual è la vostra “prima volta” più intensa e che ancora non siete riusciti ad eguagliare in nessun modo? E soprattutto qual è il vostro segreto per continuare a vivere la vita con lo stupore della prima volta?
FF. Il testo di Via dei Bardi è pieno di prime volte ineguagliabili. Quello che abbiamo scoperto però, è che nel momento stesso in cui le rievochi, finisci per sentirti felice. Ecco il segreto.

NG. Dopo l'uscita dell'album avete già in mente un tour? Potete anticiparvi come sarà il vostro 2019?
FF. C'è già un tour in programma per l'estate e l'inverno con Vox Concerti che ci toglierà il sonno definitivamente. La speranza è che ci riempia di gioia. Del resto tutto questo baraccone si fa per questo.

NG. Cosa rappresenta per voi la Musica in 3 parole?
FF. La vita degli altri. La nostra vita. Le vite che vorremmo.
La musica è una porta che ti permette di osservare e di entrare nella vita degli altri, nella tua e in tutte quelle vite che non vivrai mai.

NG. Ultima domanda: pensando ai vostri trascorsi e ai vostri percorsi quali sono i 3 album che mai potrebbero mancare nella vostra collezione e che più vi hanno influenzato e in che modo?
FF. Lucio Dalla “Quanto è profondo il mare”: Quanto è profondo il mare? Quanto è profondo il mare! Una domanda che si risponde da sola e apre un mondo. Questo disco è stato un'illuminazione assoluta.
Jannacci “Ci vuole orecchio”: nel brano che dà il titolo al disco c'è una frase che fa “Senza base non si può cantare e con la base non si può stonare, non si può sbagliare, perché ci vuole orecchio”. Ecco, quando mi sento su una base, dove non si può sbagliare, mi ricordo il consiglio di Jannacci. E vado ad orecchio.
Franco Battiato “La voce del padrone”: in “Segnali di vita” c'è una frase che ci ha aperto un mondo “Segnali di vita nei cortili e nelle case all'imbrunire, le luci fanno ricordare le meccaniche celesti”. Quando l'ho sentita ho pensato che fosse un monito ad amare la vita degli altri per avvinarsi al divino. Non so quanto mi sia avvicinato al divino, ma mi sono innamorato della vita degli altri. E tra l'altro, ad amare la vita degli altri, si finisce per amare anche la propria.

Intervista a cura di Luigi Rizzo.
 

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