Nightguide intervista i Secondamarea

Nightguide intervista i Secondamarea

I Secondamarea appartengono a quella categoria di persone che, quando decidono di fare qualcosa, la fanno: hanno lasciato Milano e Ferrara per la molto meno caotica e decisamente più naturale Isola del Giglio, si sono incontrati 15 anni fa sull'isola e hanno creato la band. Slow, il loro ultimo disco, parla di radici, natura e del loro modo di vivere. Ne abbiamo parlato con loro.


Ci raccontate qualcosa di Slow, il vostro nuovo album?
"Slow" è in buona sostanza una riflessione su Tempo e Natura. Abbiamo detto più volte che è il nostro disco più viscerale, autentico, personale. Ma nello stesso tempo il disco con la visione più ampia, panoramica, esistenziale. Parla e canta di radici ben piantate nel suolo, ma anche di chiome, foglie e rami protesi al cielo. "Slow" è una sorta di grande inno alla lentezza e al vivere naturale. Dodici canzoni per raccontare il nostro modo di esistere, forse. Il nostro punto di vista sul mondo, sulla natura, sui cambiamenti climatici, sul bosco, sul mare, sull'inquinamento, sul riscaldamento globale, sul cibo, sull'aria, sul lavoro manuale, sull'importanza del sogno.


Avete lasciato Milano e Ferrara per l'isola dei Giglio: cosa cercavate, e cosa sentite di aver trovato? C'è qualcosa che vi manca della vostra vita precedente?
È stata una scelta istintiva, non ponderata. Io e Ilaria ci siamo conosciuti sull'isola, circa 15 anni fa. Vita e arte sono andate insieme, in parallelo. L'energia del luogo ci ha attratto subito, come un magnete. Probabilmente cercavamo una dimensione "selvatica" dove sviluppare le nostre innate caratteristiche. Uno spazio vuoto, ancora da abitare. L'isola fa parte di noi, ora. Tanto che, quando torniamo nelle città, le viviamo con lo stesso spirito isolano. Camminiamo tanto, misuriamo il mondo a passi e a sguardi, ascoltiamo i venti. Tutto allora si ridimensiona e diventa più semplice, più elementare. Anche la nostalgia.


Il vostro nome, Secondamarea, è davvero evocativo: da dove nasce?
Di solito, per rispondere a questa domanda, diciamo: “Seconda” perché i primi sono noiosi! Non ci sono mai stati simpatici, preferiamo i secondi. “Marea” perché questa in qualche modo solleva ciò che è nascosto, sotterraneo, segreto, svela sorprese e significati reconditi. In ogni modo, al di là dell'accezione, crediamo che Secondamareaabbia un bel suono e che sia un termine evocativo, poetico.


Nel disco parlate degli effetti della natura sull'uomo, ma ultimamente si parla sempre più spesso degli effetti dell'uomo sulla natura: cosa pensate dello sfruttamento delle risorse naturali così intenso, e cosa credete succederà? Come pensate che dovrebbe essere il rapporto fra uomo e natura?
Il verso di una nostra canzone canta: "... il buono non è nel nuovo, ma nell'antico da ritrovare". Questo non significa evitare la modernità, ma viverla piuttosto in maniera critica, consapevoli del fatto che le risorse del pianeta sono a termine e che il tempo e la bellezza sono gli unici tesori che possediamo.  Abbiamo bisogno di luoghi franchi, incolti, selvatici, in cui l'uomo possa ritrovare la sua vera essenza. E abbiamo bisogno di tempo, qualitativamente parlando. Per quanto ci riguarda, pratichiamo la filosofia del "non fare", cerchiamo di avere il minor impatto possibile sull'ambiente, ci adoperiamo perché le cose che ci circondano rimangano il più possibile uguali a se stesse. Non agiamo sulla natura, ma piuttosto ci facciamo agire. In sostanza, se abbiamo un albero in giardino, cerchiamo di lasciarlo libero di crescere secondo la sua volontà, evitando potature insensate e stupidi propositi di contenimento. Se vogliamo abitare una casa antica, conserviamo i mobili d'epoca preesistenti, condividendo uno spazio che non è neutro, ma sedimento antropologico. Se desideriamo bere una buona acqua, evitiamo di acquistarla in negozio: da quindici anni ci riforniamo direttamente dalla magnifica sorgente della nostra isola. 


Potete raccontarci qualcosa di Naturale, il vostro ultimo singolo? Perché proprio questo pezzo?
Naturale è una sorta di manifesto: un inno al selvatico, agli elementi atmosferici, alla natura nuda, primordiale, essenziale. Il videoclip (diretto dal bravissimo Alessio Mida) non poteva che essere girato in casa nostra, all'Isola del Giglio, nell'ambiente che abitiamo ogni giorno, nell'incontaminato che ci avvolge. Scogli, boschi, mare, sole, e una ricerca misteriosa in mezzo agli elementi. Ilaria è una camminatrice, una raccoglitrice, una cernitrice. E fiori, ricci, cortecce, quarzi sono i tasselli di un puzzle da ricomporre. 


Quali sono i vostri tre album preferiti in assoluto?
Per Ilaria: "Ok Computer" dei Radiohead, "Blue" di Joni Mitchell, "Mule Variations" di Tom Waits
Per Andrea: "Rhythm and Repose" di Glen Hansard, "Berlin" di Lou Reed, "All things must pass" di George Harrison
 
 

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