Nightguide intervista Nicola Lombardo: la musica come catarsi cantata in Bosco

Nightguide intervista Nicola Lombardo: la musica come catarsi cantata in Bosco

Nicola Lombardo, giovane cantautore milanese classe '95, dopo aver pubblicato i primi 2 singoli “Mattino” e “Albero”, apre il 2019 con un vero e proprio inizio pubblicando Bosco, il suo primo disco. L'album è un viaggio nella delicata fase della post adolescenza attraverso undici tracce a metà strada fra indie e synth-pop, scritti e composti dallo stesso Nicola. Bosco unisce le sonorità synth-pop (chiaramente ispirate all'era 'Body Talk' di Robyn) a testi che hanno come scuola cantautori quali Maria Antonietta,  Brunori Sas e altri. Il concept del disco è legato alla post-adolescenza: l'album la percorre attraverso diverse tematiche: precarietà, amore per sé stessi, situazioni sentimentali (nel suo caso a tinte arcobaleno), consapevolezza di sé.


Gli abbiamo fatto qualche domanda per conoscerlo meglio e farci raccontare un po' di se e dei suoi progetti futuri.


D. Nella tua bio si legge che affronti tematiche post-adolescenziali. Lo fai con un linguaggio diretto e attuale, aggiungo io. Questo ti aiuta a parlare direttamente al tuo pubblico, a veicolare messaggi. Che potere dai alla musica oggi?
Lungi da me fare il filosofo, ma la musica è e sempre sarà catarsi. Quando ascolto qualcosa che arriva a pieno a comprendere come mi sento, automaticamente so che quella canzone è speciale. Ciò mi è successo scrivendo le canzoni di questo album. Mettere giù determinati versi è stato difficile, e quando ci riuscivo (a volte dopo aver pianto come una fontana) capivo di aver raggiunto il mio obiettivo. Dunque questo è il potere della musica: offrire alle persone uno specchio in cui rivedersi e offrire un metodo di riflessione che duri circa tre minuti (alla fine il filosofo, un po', l'ho fatto).


D. “Albero” e “Bosco” sono brani del tuo ultimo disco (anzi, “Bosco” è stato anche scelto per darne il titolo). Richiamano immediatamente alla natura, ma in realtà sono un manifesto introspettivo alla ricerca del (tuo) sé. Ti sei poi ritrovato dopo esserti perso?
La “sete” di cui parlo in Bosco è un sentimento necessario ad andare avanti, se non abbiamo sete e se smettiamo di lottare per qualcosa, se ci adagiamo, abbiamo automaticamente perso. Spero arrivi un momento in cui saranno più le certezze che la sete, spero questa (intesa come curiosità, come voglia di fare) ci sia sempre, dunque no. Sono perso tanto quanto prima.


Il video di “Albero”:



D. Nel video di “Mattino” è la casa il nido dove rifugiarsi, mentre in “Albero” la nostra protagonista si ritrova al Luna Park a distrarsi dai suoi pensieri. Il terzo video dove la porterà? Come nascono i racconti visivi dei tuoi video?
Il terzo video è ancora in fase di progettazione a dire la verità. I racconti visivi nascono da pensieri condivisi tra me e i ragazzi di Bianca Dischi. Bosco è un canto di speranza, di sfogo, dunque stiamo pensando a qualcosa che abbia a che fare con questo tema.


D. Perché il passaggio dall'inglese all'italiano, anche se non l'hai abbandonato del tutto? La musica non dà più chance se si sceglie un linguaggio internazionale?
È stato un passaggio inizialmente ragionato: scrivevo in inglese perché non volevo essere capito, poiché scrivevo per me. Dopo anni capisco l'importanza della musica e dell'empatia ad essa legata. La catarsi di cui parlavo prima. Dunque razionalizzando le mie mire espansionistiche, non avrebbe molto senso ora come ora scrivere in inglese, al di là di qualche dettaglio e qualche verso. A tal proposito, ricordo che una volta, con l'album precedente, suonai in una libreria per bambini con una formazione tastierina Bontempi e voce, e cantai “In love with a liar”, un brano dell'album precedente. Una bambina mi chies di cosa parlasse e io le spiegai, banalmente, che il brano parlava di felicità. Nulla di più falso, ovviamente, ma il brano dava quell'idea e ho preferito dire una bugia bianca. Detto questo, scrivere in italiano è da un lato più liberatorio, dall'altro c'è un mettersi a nudo con cui devo ancora fare amicizia. Intendo dire: cosa devo spiegare quando mi chiedono come sia nata “Friendzone”?


D. Tra poco partirà il tuo tour di presentazione del disco. Come ti stai preparando alla dimensione live? Che atmosfere ci presenterai?
I live saranno molto fedeli all'album, probabilmente ci sarà anche qualche live acustico. So che le emozioni saranno abbastanza forti da parte mia, dunque preferisco pensarci esattamente in quel momento. Al di là di ciò, io e i miei prodi amici musicisti stiamo provando la scaletta dell'album e più avanti aggiungeremo qualche extra.


D. A quale momento della tua (seppur ancora giovane) carriera musicale sei più legato?
L'affetto che sto ricevendo in questi giorni è sicuramente molto speciale. Possiamo dire che i momenti di cui gioire si stanno lentamente presentando e che sia davvero una bella sensazione.


D. E quali sono, invece, i tuoi progetti per il futuro?
Ci saranno altri singoli, diversi concerti, tanti treni (alcuni in ritardo di venti minuti) e qualche brano per altri artisti. In questo periodo, tra musica e attività extra-musicali, ho davvero poco tempo per scrivere e un po' me ne dispiaccio. Arriverà il momento giusto.


Nicola Lombardo sui social:
Facebook: https://www.facebook.com/NicolaLombard0/
Instagram: https://www.instagram.com/nicolalombar.do/
Spotify: https://open.spotify.com/artist/5mDVKT91xCMiQxXKF3gmOA?si=rZdZubcSSvqcRfQcvF7m8Q


Intevista a cura di Angela De Simone
 

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