Nightguide intervista gli Skalmold

Nightguide intervista gli Skalmold


Non c'è band in giro più degna di essere definita viking metal degli Skalmold, considerato che vichinghi lo sono davvero: nati in Islanda nel 2009 prendono il nome dall'Epoca degli Sturlungar della storia islandese, letteralmente "Età delle spade". Cantano in islandese e parlano delle loro radici, il loro ultimo album, Vogguvìsur Yggdrasils, è uscito nel 2016 Napalm Records


Il vostro nome viene dall'era Sturlungar e molte delle vostre canzoni parlano di mitologia norrena: quando sono importanti per voi le vostre radici?
Le nostre radici e tradizioni sono fondamentali per noi, sono una delle ragioni principali per cui abbiamo deciso di formare la band. Sono ciò che fin dall'inizio ha ispirato i nostri testi e la nostra musica, che rispecchia quindi tutto quello che riguarda le nostre radici e le tematiche legate ai miti della tradizione norrena.
Non pensiamo proprio di iniziare a scrivere canzoni su, che ne so, battaglie spaziali o simili (ride) ... anche se potrebbe uscirne un grande album!


Qui in Italia spesso prendiamo in giro i cantanti pop che cantano di "sole, cuore e amore"...
Beh, noi non abbiamo mai trattato questi argomenti tutti insieme... magari sì, il cuore, ma come se estratto a mani nude dal petto di qualcuno!  (ride)


Avete iniziato a suonare in band death metal e punk rock: come vi siete incontrati, e come avete creato un sound così peculiare?
Praticamente tutti noi ascoltavamo metal fin da ragazzini, tutti tranne uno, ovvero il tastierista che arrivava dal mondo della musica classica. Ci siamo conosciuti grazie al bassista della band, fratello del chitarrista: lui conosceva già tutti i membri dell'attuale band e, pensando che fosse una bella idea quella di formare un gruppo metal partendo da quelle persone, ha semplicemente mandando una e-mail dicendo “hey, cosa ne dite di tirar su una band?”... questo è quanto.
Riguardo al nostro sound, tutti noi abbiamo diverse influenze che spaziano dal punk rock, al metal, all'hardcore e sì, abbiamo anche il “classical guy”, ovvero il tastierista appassionato di musica classica nonché il “classic metal guy”, il chitarrista che porta la componente heavy metal del nostro sound.
Detto questo, tutti noi partecipiamo al processo creativo che porta alla nascita delle nostre canzoni e la cosa che più ci piace è proprio questa: è divertente iniziare a scrivere un riff a casa propria per poi portarlo in sala prove per condividerlo con gli altri 5 membri ed iniziare quindi ad imbastire la canzone tutti insieme.A volte viene fuori un casino ma il bello è anche questo!
Solitamente è invece il bassista che scrive tutti i testi principali ed i cori.


Avete fatto una serie di concerti con la Icelandic Symphony Orchestra: come avete messo su questi spettacoli, e avete dovuto riarrangiare i vostri pezzi?
Sì, abbiamo iniziato a pensare di organizzare dei concerti con la Icelandic Symphony Orchestra un po' come come una sfida per noi stessi, un po' per scherzo.
Infatti, fin da quando avevamo registrato il primo album ci dicevamo “beh, queste canzoni potrebbero suonare alla grande con una orchestra gigantesca alle spalle” e tutti scoppiavamo sempre in una gran risata... fatto sta che alla fine è stata proprio la Icelandic Symphony Orchestra a chiamarci per organizzare dei concerti insieme a loro!
A questo punto, tutti i nostri brani andavano ri-arrangiati per poter suonare con l'orchestra e di questo se ne è occupato un nostro carissimo amico (il quale tra l'altro per un periodo ha anche sostituito il nostro attuale tastierista). E' un ragazzo di grande talento e con una mente brillante che ha preso le nostre canzoni, le ha letteralmente ridotte in pezzi e le ha poi magistralmente ricompose per dare vita a qualcosa di nuovo ma sempre nel nostre stile. Ciò ci ha costretti a ri-imparare da capo intere parti delle nostre canzoni!  


I titoli dei pezzi del vostro ultimo album, Vögguvísur Yggdrasils, sono i nomi dei regni che l'albero Yggdrasill tiene insieme, ed è uscito nel 2016: state lavorando su nuovo materiale al momento?
Sì, stiamo proprio scrivendo i brani il nuovo album in questo momento. Abbiamo già 3 o 4 canzoni in dirittura d'arrivo e tonnellate di idee per altri brani. I piani sono di completare l'album nella primavera del 2018 e pubblicarlo tra settembre ed ottobre dello tesso anno, rispettando quindi la nostra “tradizione” di publicare un nuovo album ogni due anni. Questo intervallo di tempo tra un album e l'altro ci permette di promuovere e suonare al meglio ogni disco a volte aggiungendo anche variazioni ai pezzi già registrati e così via.


Avete deciso di scrivere in islandese, vi aspettavate di avere questo successo anche se non componete in inglese?
No no, non ci saremmo mai aspettati un successo di questo tipo! Il nostro scopo all'inizio era semplicemente quello di comporre canzoni tutti insieme provando a registrare almeno un album heavy metal decente!
Poi, quando abbiamo avuto l'opportunità di fare il nostro primo tour, ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti “Dobbiamo assolutamente farlo. Sarà anche un'idea ridicola, un enorme spreco di soldi ma dobbiamo farlo, cazzo! Dobbiamo almeno provarci e vedere cosa succede!”.
Poi lo abbiamo fatto ancora una volta, poi un'altra e così via... e amiamo tutto questo!
Tornando alla questione dei testi in islandese, dal momento che tutta la nostra musica è ispirata alle nostre tradizioni e alle storie della mitologia norrena, sarebbe stato quasi un “imbroglio” utilizzare la lingua inglese per i nostri testi, sarebbe stato molto strano per noi. Ne è testimonianza il fatto che non abbiamo mai neanche parlato tra di noi della possibilità di scrivere testi in inglese.
Alcuni di noi hanno anche altre band in Islanda e nessuna utilizza l'inglese per i testi.
Per il nostro ultimo album noi abbiamo registrato tre cover in inglese e non ci siamo sentiti per nulla a nostro agio a cantare in una lingua che non fosse la nostra.
Noi siamo così e quello che scriviamo rappresenta al 100% quello che siamo, da dove veniamo e quello che abbiamo passato.





Intervista a cura di Valentina Ceccatelli e Filippo Di Dionigi
Fotografia di Filippo Di Dionigi
 

interviste, napalm records, skalmold

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